Ludwig Feuerbach – L’essenza del Cristianesimo

Copertina L'essenza del Cristianesimo

Il volume di Fabro sull’opera L’essenza del Cristianesimo di Ludwig Feuerbach fu pubblicato per la prima volta nel 1977 da L. U. Japadre Editore (L’Aquila). La finalità dell’opera è svelata dallo stesso autore nelle prime pagine: «Il nostro studio vuole rilevare la linea speculativa, dialettica ed esistenziale, di L’essenza del Cristianesimo per uno stimolo alla riflessione sulla situazione preoccupante e miseranda della coscienza religiosa e speculativa del nostro tempo» (Presentazione, p. 9 del presente volume).

Feuerbach è per Fabro l’esponente più acuto e radicale della sinistra hegeliana e L’essenza del Cristianesimo, appartenente alla prima maturità del filosofo tedesco (1841), è lo scritto che polarizza la sua intera produzione intellettuale. L’opera, che a suo tempo ricevette scarsa risonanza e fu derisa dagli avversari, può essere considerata una pietra miliare del pensiero occidentale, sia per la critica alla dialettica hegeliana a cui si contrappone, sia per la ricerca e determinazione del dinamismo della coscienza religiosa, dei suoi dogmi e delle sue manifestazioni fondamentali. Si tratta di un campo di analisi particolarmente attuale visto che gran parte della teologia cattolica lavora e scrive tuttora seguendo il principio feuerbachiano secondo il quale «il segreto della teologia è l’antropologia» (cfr. Presentazione, p. 7).

Scopo del filosofo tedesco era svincolarsi dalla trascendenza e da ogni residuo teologico per proclamare l’umanesimo essenziale, contro ogni alienazione sia della metafisica come della religione. Il suo merito è quello di «di aver portato in chiaro il vero contenuto del pensiero moderno, cioè di aver chiarito che l’uomo è il contenuto della coscienza dell’uomo». Si tratta della «definitiva rivoluzione copernicana del pensiero moderno». Con L’essenza del Cristianesimo si opera così quella reductio ad fundamentum di più di due secoli del pensiero moderno, di cui Feuerbach mette allo scoperto l’essenza nichilista (cfr. Presentazione, p. 7).

Nonostante Feuerbach voglia distanziarsi da Hegel – egli stesso lo afferma in diverse occasioni – si muove in realtà sempre nell’orbita hegeliana, restando, insieme a Marx, il più insigne rappresentante della sinistra hegeliana. «Feuerbach ha visto giustamente, e Marx gliene darà atto, che Hegel ha saccheggiato a man bassa le verità del Cristianesimo per trasferirle nell’essere umano ch’egli mistifica con il termine ermetico e confuso di “autocoscienza” (Selbstbewusstsein)». «Hegel è stato quindi il vero punto di partenza di Feuerbach» e «la filosofia hegeliana non è un semplice terminus a quo, ma la vera matrice del nuovo Umanesimo di Feuerbach, come (e forse più ancora) di quello marxistico».

Per Feuerbach «il segreto della Teologia è l’antropologia» e «il compito dell’evo moderno è stato l’attuazione e umanizzazione di Dio, la trasformazione e dissoluzione della Teologia nell’antropologia». «Più che un passaggio dalla teologia all’antropologia, abbiamo qui nel rapporto di Fichte-Hegel a Feuerbach un passaggio dall’ateismo mascherato, esigenziale, in atto primo… all’ateismo aperto, professato, in atto secondo. Feuerbach rimane quindi un hegeliano ed a nostro avviso l’hegeliano più coerente nella risoluzione del “contenuto” dell’essere».

Di questo volume di C. Fabro esiste anche una traduzione in spagnolo pubblicata nel 1977 nella collezione «Critica Filosofica» dell’editrice E.M.E.S.A. (Madrid), di cui era direttore Luís Clavell Ortiz-Repiso.

P. Gianluca Trombini, IVE
25 marzo 2020